Ero in pace con tutto e con tutti. Ogni tanto mi allontanavo dal gruppo per osservare tutta la festa dalla parte opposta del fantastico laghetto di Astano, da sola. Vedevo le "cascate" di luci riflesse e respiravo l'aria fresca della zona. Se ci fosse stato qualcuno ad osservarmi avrebbe visto una ragazza che si allontana dal gruppo isolandosi a meditare nel bel mezzo di una festa con musica e gente allegra... avrebbe forse visto anche un filo di tristezza, probabilmente la maggior parte della gente la chiama così: tristezza. Io preferisco non chiamarla proprio. Dare un nome a una sensazione è come dare un nome a una goccia nel mare. Quello che ho provato l'ho provato solo lì, in quel posto, in quelle condizioni, in quello stato, in quel momento.
Oggi mi sono svegliata ed era tutto un po' più complicato, la stanchezza. Non ho dormito abbastanza. Sono uscita in giardino, nella "sala riunioni", e ho continuato a leggere per un po finché mi sono persa a guardare i fili d'erba che si muovevano con il ritmo del vento. Ogni tanto ho la sensazione di poter stare per mesi senza vedere né sentire qualcuno, così, in mezzo al nulla. A parlare con gli insetti. E mi capita di preoccuparmi per il mio futuro, perché sto bene così... Senza aver bisogno di niente e di nessuno. Mi piace immaginarmi dall'alto, vedere il mondo intero e sapere che da qualche parte esisti.
Nessun commento:
Posta un commento