25 lug 2008

Il fattore Maya José Arguelles

"Cosa c'è sopra la nostra testa che non ci sia anche dentro di noi, e come questa realtà si manifesta in modo psichico e ciclico?"

"E' evidente dappertutto: il corso imboccato dalla nostra storia va in direzione di una civiltà completamente tecnologica, basata sullo sfruttamento totale delle risorse naturali della Terra, con il conseguente inquinamento dell'ambiente naturale, noto con il termine scientifico di biosfera.
Il motivo per cui la direzione che abbiamo preso è preoccupante è che non sembrano esserci alternative a noi note. La situazione definisce una crisi al tempo stesso morale e biosferica. L'ottimismo tecnologico si rivela miope nel credere che si possa seguire questa direzione indefinitamente."

Ecco l'eredità ed il messaggio dei Maya:

"Prima che sia troppo tardi, oh umani di quella che pensate sia la Nave Spaziale Terra, (sappiate che) c'è una Via al di là della Tecnologia. Ma per apprendere questo cammino dovete uscire fuori dal tempo in cui siete e tornare al tempo della natura. L'eredità che vi lasciamo è il dono di quell'altro tempo che avete ignorato.
Questa conoscenza è codificata nel nostro calendario, chè è più di un mero conto dei giorni.
Il nostro splendore deriva da una matematica superiore basata sul 20 e non sul 10, un sistema vigesimale e non decimale.
Vedete, l'essenza del tempo non è nella durata, computata in ore, minuti e secondi meccanici, che vi trascina nel vostro 'futuro'. Piuttosto, l'essenza del tempo è la sincronizzazione che voi conoscete vagamente come sincronicità, il cui strumento supremo è il vostro stesso biocomputer umano, con le sue venti dita fra mani e piedi, e tredici articolazioni principali.
Siete voi, oh umani, la via al di là della tecnologia - ma solo con la conoscenza giusta!
Ascoltate la nostra saggezza finchè potete: il tempo non è denaro, il tempo è arte! Sì, la nostra eredità per voi è la scienza del tempo, la formidabile conoscenza che il tempo è la quarta dimensione!"

17 lug 2008

L'amore all'inverso...

Supponiamo che il mondo non sia fatto di materia ma di energia che vibra e che noi esseri umani siamo delle sfere trasparenti di energia che si espandono da un centro, un nucleo, un punto dove si concentra l'energia massima.

La cosa che ci accomuna tutti è proprio l'energia massima, nessun nucleo è più o meno forte dell'altro. Il nucleo ha per ognuno di noi le stesse potenzialità. La lunghezza del raggio di espansione invece, l'alone trasparente che circonda il nucleo, ha misure diverse da persona a persona.

Ora consideriamo che l'universo femminile è parallelo all'universo maschile, ma che sono due mondi separati (con forze opposte?). Per avvicinarsi, questi due mondi devono riuscire a toccare uno il nucleo dell'altro. Sentire, per poi unire l'energia massima.

Ci vuole fiducia in sé stessi e nell'altro, molta fiducia, anche già solo a lasciare entrare una persona nel proprio alone trasparente, figuriamoci per toccare il centro dell'altro con l'estremità del proprio raggio.
In più, dato che abbiamo definito che ognuno di noi ha un raggio dell'alone differente, bisognerebbe trovare la persona che ha il raggio di misura uguale al nostro, per fare in modo che gli aloni corrispondano perfettamente e che uno senta, con l'estremità del proprio raggio, il centro dell'energia massima dell'altro, senza sovrapporre i due universi ma solo standosi vicini. ...Per sovrapporre... vi lascio immaginare...

Suona più impossibile di quanto è: il segreto è uscire fuori dal tempo in cui siamo e tornare al tempo della natura. La nostra mente cercherà sempre di ingannarci al fine di proteggerci, se ti fidi di te stesso... lo supererai.

Non ci si può fidare di persone che sono prigioniere della propria mente anche se non sono cattive. Tutto è esattamente come deve essere.

È solo la sensazione che hai momento per momento quella che conta.

La raffigurazione grafica descritta l'ho immaginata mentre stavo con la mia persona speciale e mi son resa conto dopo che non è nient'altro... che il procedimento inverso della nascita di una nuova vita da una cellula sola.

L'amore all'inverso...

16 lug 2008

La ricerca della meta...

Quando da bambino ti chiedono "cosa vuoi fare da grande" in realtà ti mettono in confronto con una realtà La domanda che mi piace pormi è: se potessi scegliere, senza preoccuparmi di niente e di nessuno, farei quello che sto facendo ORA? (non in futuro... ORA in questo momento!) Se la risposta è no... c'è qualcosa che non va ma non tanto in quello che sto facendo ma nel modo in cui lo affronto, perché se sono dove sono un motivo c'è.

Non dobbiamo pianificare il momento in funzione del futuro. Ogni volta che lo facciamo ci sentiamo in obbligo di dover raggiungere un obbiettivo e non ci gustiamo più il percorso che facciamo per arrivarci, che è il vero motivo per il quale siamo arrivati in una determinata posizione.

Perché cerchiamo sempre dei risultati, un fine? Perché la mente è sempre in ricerca di una meta? E perché NON dovrebbe perseguire una meta? La ricerca del risultato limita, imprigiona. Arrivare è morire... Cerchiamo la morte. Ma la chiamiamo risultato, meta, scopo. Questo desiderio di un risultato finisce sempre con un guadagno, ma noi vogliamo un risultato che non abbia mai fine.

15 lug 2008

Punti di vista

Quando una persona mi racconta di un posto bellissimo, delle emozioni che ha provato e delle cose che ha visto, io posso raffigurare mentalmente questo posto ma non sono in grado di "immaginarmi" le emozioni che ha provato. Forse, collegandole a qualcosa che ho provato io in passato, riuscirei a capire che intende.

Le emozioni scaturiscono reazioni, le reazioni dipendono dalle situazioni e le situazioni dipendono dalle esperienze.

11 lug 2008

Il deja vu... Ormai non mi sorprendo più...

Stamattina mi sono alzata in un luogo che non conosco da molto tempo, anzi, ma è come se lo conoscessi da una vita e di più. Mi sono alzata, ho salutato la mia persona speciale, e ora mi ritrovo da sola in questo posto con un libro di castaneda, una ciotola di weetabix, il mio portatile e un senso di famigliarità pazzesco. Sul retro del libro di Castaneda (che non ho ancora letto) leggo una frase:

"La vera battaglia dell'uomo non è quella che combatte con i suoi simili, ma con l'infinito, e non si può neppure parlare di una battaglia; si tratta sostanzialmente di un'accettazione. Dobbiamo accettare volontariamente l'infinito."

Mi colpisce molto, perché l'avevo già capito, solo che non sono riuscita a vocalizzarlo. Non sono riuscita a trasformarlo in parole. Mi siedo qualche minuto a pensarci, mi alzo mi guardo allo specchio e mi chiedo che mi sta succedendo, mi risiedo.
Avendo già riflettuto parecchio su queste cose, mi accorgo che non ha senso pensarci e così continuo a fare le mie cose. Accendo il computer, guardo yahoo answer, una domanda attira la mia attenzione:
"Perché avvengono e cosa sono esattamente i deja vu?"...

Mi guardo in giro e penso: "Ma allora infierisci pure?". Così riflettendo a una risposta sono riuscita a trovare un senso anche al deja vu.

L'esperienza mi porta a pensarla così. Il deja vu è un esperienza nel presente che ti ricorda una nel passato. Ora, se noi consideriamo che il futuro e il passato esiste solo nella nostra mente, che in realtà esiste solo il presente, il presente si trasforma in "passato-presente-futuro" che diventano una cosa sola.

Se tu consideri questa cosa... Il deja vu è quella cosa che ti conferma che sei totalmente sul presente cioè che stai "rivivendo" il "passato-presente-futuro" nella tua mente come una cosa sola... E questa porta a capire ... l'infinito...

10 lug 2008

I cambiamenti

I cambiamenti ci spaventano, io ho sempre fatto fatica a prendere decisioni importanti. Avevo paura. Ora so perché, le mie azioni erano sempre legate a un contesto, persone che mi circondano, famiglia, amici, doveri.

Cos'è cambiato? È cambiato che i cambiamenti non mi spaventano più, o meglio, mi spaventano ancora... Ma sono consapevole della cosa e agisco di conseguenza. Non posso creare la mia realtà basandomi sul futuro, né sul passato. Ovviamente c'è stata un educazione per arrivare fino a qui, so cosa è giusto e cosa è sbagliato, e questa è l'unica cosa che mi distingue da una bambina: l'esperienza.

Ma quindi cos'è cambiato? È cambiato... tutto. Il modo di vedere le cose, le persone, me stessa. Sono cambiata? No, sono sempre la stessa. Dentro di me provo le stesse identiche emozioni con la differenza che ora le riconosco e non fanno più così tanta paura, anzi, mi fanno sentire viva.

9 lug 2008

La libertà è priva di scopi...

...Sono qui, seduta al computer davanti alla tastiera e mi chiedo un sacco di cose. Mi chiedo perché sto scrivendo questo post, mi chiedo perché ho provato così tanto piacere a preparare questo blog e il mio profilo, mi chiedo se mai qualcuno leggerà le mie parole, mi chiedo come fa la mia tastiera ad indovinare ogni volta la lettera giusta che appare magicamente sullo schermo, mi chiedo come è possibile che le persone hanno perso la fiducia nel prossimo, mi chiedo di cosa abbiamo in realtà paura, mi chiedo perché mi faccio tutte queste domande...

Tante domande hanno avuto una risposta, ma alla fine, la cosa più bella è che non mi importa nulla di sapere, perché io credo nella magia, credo nella fiducia, credo nella pace interiore, credo nell'amore, tutto quello di cui ho bisogno oltre nutrirmi e sopravvivere. Il resto... viene da sé. Quello che invece mi fa ancora paura, e che spero ancora troppo di riuscire a superare, è che tutto questo finisca prima che io riesca a trasmettervi qualcosa di tutto ciò...