19 gen 2009

Il pianista sull'oceano

Tutta quella città... non si riusciva a vederne la fine...
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
Era tutto molto bello, su quella scaletta... e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c'era problema.
Non è quello che vidi che mi fermò, Max
È quello che non vidi.
Puoi capirlo? Quello che non vidi... In tutta quella sterminata città c'era tutto tranne la fine.
C'era tutto.
Ma non c'era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.
Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se tu.
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai... Quella tastiera è infinita.
Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche soltanto le strade, ce n'erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voi laggiù a sceglierne una.
A scegliere una donna.
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n'è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? A viverla...
Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato a vivere in questo modo.
La terra... è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla nave.
Al massimo, posso scendere dalla mia vita. (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Questo è uno dei miei film preferiti. Sinceramente non ho mai letto il libro di Baricco, ma l'interpretazione di Tim Roth è fantastica. Però ho sempre pensato che questo pianista avesse la paura più grande dell'uomo, cioè quella dell'ignoranza. Ovviamente intendo la paura di ciò che non conosciamo; ma quello che più mi affascina (e che mi sconvolge) di questo personaggio è la sua scelta finale: piuttosto che vivere una vita all'interno di un mondo che non capisce, con "dimensioni" che per lui non hanno senso, preferisce morire nell'unico luogo che comprende totalmente. Baratta ciò che è più prezioso per un uomo con la sicurezza della conoscenza.

Anonimo ha detto...

mitica maga. Mitico Novecento.

Desi ha detto...

Viviamo ogni giorno la nostra vita e passiamo molto tempo a distrarci con i piccoli e grandi problemi. Ma poi ci capitano dei momenti in cui non possiamo far finta di niente e ci ritroviamo sulla stessa scaletta come novecento... Guardando avanti... E chiedendoci dov'è la fine, cos'è la fine. Eppure lottiamo ogni giorno per rimanere sulla nave... Perché abbiamo ancora qualcosa da scoprire, da imparare, da conoscere...

Gli 88 tasti iniziano e finisco e noi possiamo, su di essi, essere infiniti.